DISABILITY WORLD NELLA PUBBLICITÀ

A  noi del Premio San Bernardino, attenti osservatori delle pubblicità che si distinguono per un messaggio“socialmente responsabile”, non poteva sfuggire uno degli ultimi spot Sky sul cinema on demand. Durante i 30’’ del filmato si succedono allegre scene di vita familiare quotidiana, mentre ognuno, questo il messaggio dello spot, si sceglie il film che preferisce così come previsto dal pacchetto offerto dalla pay Tv. Tra i giovani protagonisti dello spot è felicemente compresa nel gruppo una ragazzina affetta da sindrome di down. E’ un momento, la telecamera non si sofferma, l’immagine scivola via nel continuum del flusso televisivo.

Interessante è questo modo di rappresentare normalmente la disabilità. Bella l’idea che uno spot possa essere strumento per vendere un servizio e nel contempo comunicare l’integrazione. Singolare è vedere rappresentata una malattia genetica come la trisomia 21,  fuori dagli stereotipi delle classiche pubblicità ‘progresso’, che promuovono il sostegno alla ricerca scientifica o che sensibilizzano l’opinione pubblica sull’integrazione sociale.

Va detto in questa circostanza, però, che non è questo il primo esempio in assoluto di pubblicità dove il valore dell’integrazione è celebrato con originalità. Sulla stessa linea comunicativa, infatti, ricordiamo lo spot Coordown, vincitore del Premio san Bernardino 2012, andato in onda  il 21 marzo dello stesso anno in occasione della Giornata mondiale sulla sindrome di Down, dove erano state trasmesse sui più importanti network di comunicazione versioni alternative di pubblicità dei principali marchi italiani, sostituendo gli attori originali con persone affette da questa patologia.

Rispetto allo spot di Coordown – che resta per inteso una delle campagne sociali più efficaci degli ultimi anni –   riteniamo, però, che lo spot sul cinema on demand si spinga oltre perché non veicola intenzionalmente un “ valore sociale”, ma lo fa involontariamente, con intelligenza e discrezione. Brava Sky, quindi, che lancia un  messaggio forte e chiaro: non basta promuovere l’integrazione ma bisogna agire concretamente per realizzarla…anche attraverso un semplice spot televisivo.

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