Il Santo

Il Premio San Bernardino, per la pubblicità socialmente responsabile, è ispirato da una profonda esperienza di fede che pone le sue radici in epoca medievale nell’incantevole località di Massa Marittima. Qui, l’8 settembre del 1380, nasceva Bernardino degli Albizzeschi, al secolo San Bernardino da Siena, personaggio cardine della cristianità per il suo spirito innovatore e per la sua capacità di portare alle genti la parola attraverso un eloquio semplice, incisivo, in grado di carpire l’attenzione e toccare il cuore anche delle persone più umili o distanti da Dio. Un dono assolutamente unico e dalla straordinaria modernità che, per tali caratteristiche, può essere paragonato all’efficacia verbale e iconografica di molti messaggi pubblicitari dell’epoca contemporanea: per questo Bernardino è considerato il santo patrono dei pubblicitari e delle persone che si occupano di comunicazione, un’accezione che rende la sua figura, oggi più che mai, di grande attualità.

Il Premio è animato dalla duplice volontà di celebrare San Bernardino e diffonderne la conoscenza con particolare riferimento alle giovani generazioni. Come San Bernardino predicava alle genti con mezzi unici e innovatori per l’epoca, così oggi la pubblicità può farsi portatrice, grazie alla sua semplicità e immediatezza, di messaggi positivi, entrando in punta di piedi nelle nostre case e raggiungendo milioni di persone.

Il trigramma del nome di Gesù

Affinché la sua predicazione non venga dimenticata facilmente, Bernardino, con profondo intuito, ne riassume i passaggi fondamentali nella devozione al Nome di Gesù. A questo proposito inventa un simbolo dai colori vivaci che viene posto in tutti i locali pubblici e privati. Il trigramma del nome di Gesù diventa un emblema celebre e diffuso, e lo si ritrova in ogni posto in cui Bernardino e i suoi discepoli abbiano predicato o soggiornato.

Il trigramma è disegnato dallo stesso Bernardino, e per questo motivo in particolare è considerato santo patrono dei pubblicitari. Il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sul quale vengono poste le lettere IHS che sono le iniziali del nome di Gesù in lingua greca. Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino attribuisce un particolare significato: il sole centrale è una chiara allusione a Cristo, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ovvero i dodici Apostoli che incarnano le beatitudini.

Il significato mistico dei raggi viene espresso in una particolare litania:

1

RIFUGIO DEI PECCATORI

2

VESSILLO DEI COMBATTENTI

3

MEDICINA DEGLI INFERMI

4

SOLLIEVO DEI SOFFERENTI

5

ONORE DEI CREDENTI

6

SPLENDORE DEGLI EVANGELIZZANTI

7

MERCEDE DEGLI OPERANTI

8

SOCCORSO DEI DEBOLI

9

SOSPIRO DI QUELLI CHE MEDITANO

10

AIUTO DEI SUPPLICANTI

11

DEBOLEZZA DI CHI CONTEMPLA

12

GLORIA DEI TRIONFANTI

La vocazione e i primi anni

Bernardino appartiene ad una famiglia nobiliare di origine senese, e il padre è governatore della città fortificata posta sulle colline della Maremma. Rimasto orfano, si trasferisce a Siena dove frequenta gli studi e viene agiatamente curato dalle zie. Riceve una profonda educazione cristiana, cresce sano, con un carattere schietto e deciso. Studia grammatica, retorica e lettura di Dante, dal 1396 al 1399 si applica allo studio della giurisprudenza nell’università di Siena, dove consegue il dottorato in filosofia e diritto.

La giovinezza di Bernardino è segnata dalla volontà di entrare nell’Ordine Francescano liberandosi di quanto possiede come novizio nel Convento di San Francesco a Siena. Nel 1403 compie la professione religiosa e viene ordinato sacerdote l’anno successivo. Nel 1405 viene nominato predicatore dal Vicario dell’Ordine.

Le predicazioni

Bernardino stabilisce la propria dimora presso il piccolo romitorio di Sant’Onofrio sul colle della Capriola, dedicandosi allo studio dei grandi dottori e teologi e raccogliendo materiale ascetico, mistico e teologico. In quegli anni entra in contatto con il mondo contadino e artigiano delle cittadine dei dintorni, imparando a predicare per farsi comprendere da loro, tramite espressioni, immagini vivaci e aneddoti che colpiscano l’attenzione di quella gente semplice, a cui assegna vari soprannomi a seconda della fisionomia e delle attività. Per una malattia alle corde vocali Bernardino è sul punto di chiedere di essere esonerato dalla predicazione, ma un giorno inaspettatamente guarisce e la sua voce torna ad essere non soltanto limpida, ma anche musicale e penetrante, ricca di modulazioni. Nel 1417 viene nominato vicario della provincia di Toscana e si trasferisce a Fiesole, dando un forte impulso alla riforma in atto nell’Ordine francescano. Contemporaneamente inizia la sua opera di predicazione per le città italiane, con un grande afflusso di fedeli e la partecipazione di tutta la cittadinanza. Nel 1427 tiene a Siena un ciclo di sermoni che ci sono pervenuti grazie alla fedele trascrizione di un ascoltatore.
Da queste trascrizioni si comprende lo straordinario successo di Bernardino: il frate sceglie argomenti che possano interessare i fedeli di una città, evitando le formule troppo elaborate. Nella sua concezione il “dire chiaro e breve” non differisce dal “dire bello”, e per farsi comprendere si serve di racconti, parabole e aneddoti, prendendosi gioco di superstizioni, mode e vizi dell’epoca. Bernardino ha infatti una particolare sensibilità nel cogliere e comprendere le debolezze umane. Le conversioni, spesso clamorose, le riconciliazioni ai Sacramenti di peccatori incalliti sono così numerose che spesso i sacerdoti sono persino insufficienti per le conversioni o per distribuire l’Eucarestia. Per ascoltare le sue predicazioni le folle si radunano nelle piazze, non potendo essere contenute nelle chiese. Non essendoci all’epoca mezzi adeguati di amplificazione della voce, vengono predisposti appositi palchi, studiando con banderuole la direzione del vento, in modo da trovare la posizione più adatta per favorire l’ascolto delle folle attente e silenziose.

Gli ultimi anni

A più riprese San Bernardino rifiuta la carica di vescovo, per dedicarsi appieno alla sua vocazione di missionario a Siena, Ferrara e Urbino. Durante la permanenza nella terra dei Montefeltro, sa guadagnarsi la stima e la simpatia di Federico, futuro duca di Urbino, che frequentandolo ne rimarrà segnato nella spiritualità per tutta la vita. Nel 1437 diventa vicario generale dell’ordine degli osservanti, e nel 1438 viene nominato vicario generale di tutti i francescani italiani. Nonostante tali incarichi, non smette mai di dedicarsi all’evangelizzazione. Nel 1444, pur essendo molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, si reca a L’Aquila, anche per tentare di riconciliare due fazioni che in città si affrontavano apertamente.

Muore il 20 maggio proprio nella città abruzzese. Si racconta che la sua bara continuò a gocciolare sangue fino a quando le due fazioni non si furono riappacificate.

Il culto

San Bernardino da Siena viene canonizzato nel 1450 per opera di papa Niccolò V, e la sua memoria liturgica ricorre il 20 maggio. Il corpo è conservato a L’Aquila, nella basilica a lui dedicata. Nel capoluogo abruzzese, il culto si manifesta soprattutto con la presenza, molto diffusa, del monogramma JHS sulle porte degli edifici. Già prima della canonizzazione si diffondono voci sulle gesta miracolose a lui attribuite, alcune delle quali trovano spazio in un’edizione di quegli anni della “Leggenda Aurea”.

Le prediche tenute da Bernardino nei suoi viaggi vengono raccolte da un suo fedele discepolo e pubblicate dopo la sua morte. Si tratta di un esempio di grande interesse di letteratura sacra, e testimoniano le tensioni di rinnovamento spirituale che ebbero luogo nel XV secolo.

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