Le predicazioni

Bernardino stabilisce la propria dimora presso il piccolo romitorio di Sant’Onofrio sul colle della Capriola, dedicandosi allo studio dei grandi dottori e teologi e raccogliendo materiale ascetico, mistico e teologico.

In quegli anni entra in contatto con il mondo contadino e artigiano delle cittadine dei dintorni, imparando a predicare per farsi comprendere da loro, tramite espressioni, immagini vivaci e aneddoti che colpiscano l’attenzione di quella gente semplice, a cui assegna vari soprannomi a seconda della fisionomia e delle attività. Per una malattia alle corde vocali Bernardino è sul punto di chiedere di essere esonerato dalla predicazione, ma un giorno inaspettatamente guarisce e la sua voce torna ad essere non soltanto limpida, ma anche musicale e penetrante, ricca di modulazioni.

Nel 1417 viene nominato vicario della provincia di Toscana e si trasferisce a Fiesole, dando un forte impulso alla riforma in atto nell’Ordine francescano. Contemporaneamente inizia la sua opera di predicazione per le città italiane, con un grande afflusso di fedeli e la partecipazione di tutta la cittadinanza. Nel 1427 tiene a Siena un ciclo di sermoni che ci sono pervenuti grazie alla fedele trascrizione di un ascoltatore.

Da queste trascrizioni si comprende lo straordinario successo di Bernardino: il frate sceglie argomenti che possano interessare i fedeli di una città, evitando le formule troppo elaborate. Nella sua concezione il “dire chiaro e breve” non differisce dal “dire bello”, e per farsi comprendere si serve di racconti, parabole e aneddoti, prendendosi gioco di superstizioni, mode e vizi dell’epoca. Bernardino ha infatti una particolare sensibilità nel cogliere e comprendere le debolezze umane. Le conversioni, spesso clamorose, le riconciliazioni ai Sacramenti di peccatori incalliti sono così numerose che spesso i sacerdoti sono persino insufficienti per le conversioni o per distribuire l’Eucarestia.

Per ascoltare le sue predicazioni le folle si radunano nelle piazze, non potendo essere contenute nelle chiese. Non essendoci all’epoca mezzi adeguati di amplificazione della voce, vengono predisposti appositi palchi, studiando con banderuole la direzione del vento, in modo da trovare la posizione più adatta per favorire l’ascolto delle folle attente e silenziose.